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Ordine del giorno approvato all'unanimità dal Comitato Direttivo Cgil Emilia-Romagna sulla giornata internazionale dei diritti dei migranti
Ordine del Giorno approvato all'unanimità dal Comitato Direttivo della Cgil Emilia Romagna



GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DEI MIGRANTI

Si celebra oggi la Giornata Internazionale per i diritti dei migranti, istituita dall’ONU nel 2000.




Era il 1972 quando 28 lavoratori provenienti dal Mali e diretti in Francia per cercare un futuro migliore morirono sotto il tunnel del Monte Bianco in un incidente che coinvolse il camion che li trasportava e che avrebbe invece dovuto trasportare macchine da cucire.

Soltanto il 18 dicembre del 1990 si conclusero le attività del gruppo di lavoro istituito nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a seguito di quel tragico evento e la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie vide il suo compimento, anche se entrò in vigore soltanto nel 2003 perché fino a quella data non si raggiunsero le adesioni necessarie.




Ancora oggi la convenzione non è stata recepita dalla maggior parte dei paesi occidentali Italia compresa.




È vero che dal 1972 ad oggi moltissime cose sono cambiate, sono mutati equilibri nazionali e internazionali, lo scenario delle migrazioni è radicalmente diverso, ma i temi della discriminazione e dello sfruttamento sono più che mai attuali, così come lo sono quelli dei trattamenti disumani e di odio e razzismo che nel mondo sempre più interconnesso si dilatano in maniera esponenziale.

Del resto, come non vedere impressionanti analogie con i fatti accaduti il 23 ottobre scorso nel Regno Unito, quando 39 persone tra le quali un adolescente vennero trovate morte all’interno di un container frigorifero? Cittadini vietnamiti, anch’essi in viaggio in cerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie, giovani in fuga da due province povere del Vietnam dove gli investimenti di capitali esteri e la crescita del Pil sono stati pagati dai lavoratori, schiacciati dalla concorrenza operata su bassi salari e restringimento di diritti.




Se gli impegni previsti dalla Convenzione di garantire ai lavoratori migranti diritti fondamentali quali l’accesso alle cure e l’istruzione di base per i figli, rimangono ancora oggi fondamentali, altrettanto importante diventa la promozione e il sostegno di una cultura solidaristica e inclusiva che permetta di superare stereotipi e luoghi comuni che se non contrastati rischiano di avvelenare ancora di più un clima in cui le differenze vengono indicate come minacce, spesso a fini di mero tornaconto politico.




Proprio perché il tema delle migrazioni ha assunto un ruolo centrale nel dibattito politico, non solo italiano, la semplificazione con la quale lo si è affrontato ha prodotto scelte spesso non adeguate, quando non sciagurate. La consapevolezza che nel breve periodo su questo terreno scivoloso si giochi il consenso dei cittadini (basti citare il consenso conseguito da Trump negli USA e più recentemente da Johnson nel Regno Unito) ha determinato talvolta debolezza delle posizioni anche da parte delle forze politiche progressiste e di sinistra.




La CGIL ha denunciato l’utilizzo sempre più spregiudicato da parte delle formazioni di centrodestra di una comunicazione e di politiche migratorie, che, sfruttando paure e ignoranze, ma anche le incertezze sul futuro, non ha esitato ad assumere provvedimenti liberticidi, né a indicare il diverso, lo straniero, il migrante quale nemico da combattere, spietato concorrente dei cittadini autoctoni, sul piano dei diritti, del lavoro, del welfare.

La campagna di raccolta firme io Accolgo per l’abrogazione dei Decreti Sicurezza del 2018, Sicurezza bis del 2019, l’annullamento degli accordi Italia-Libia e la possibilità di percorsi regolari in entrata, ha visto la nostra Organizzazione impegnata insieme ad altre realtà attive su queste tematiche.




Tutto questo è importante, ma non ancora sufficiente. Il sindacato, la CGIL in particolare, con il suo radicato sistema di valori che nell’uguaglianza e nella giustizia sociale ha alcuni dei propri tratti distintivi, può essere uno dei più importanti e autorevoli soggetti impegnati a promuovere una diversa cultura e un diverso punto di vista sui diritti dei migranti.




E’ importante che tale discussione trovi cittadinanza nelle nostre strutture e nei posti di lavoro. La conoscenza e il confronto sono elementi indispensabili per provare a cambiare una cultura dominante che già troppi danni ha prodotto.

L’Emilia Romagna è la regione con la più alta percentuale di cittadini stranieri residenti, anche il sistema economico e produttivo non potrebbe più prescindere dall’apporto che negli anni è stato dato da questa fascia di lavoratori. E’ necessario che sempre più si affermino politiche per l’integrazione e l’inclusione per garantire pari diritti, ivi compreso quello di cittadinanza per i minori nati in Italia o che in Italia stanno compiendo il proprio ciclo di studi.










Bologna, 18 dicembre 2019